Questa importantissima pratica, ad oggi purtroppo ancora sconosciuta ai più, sta diventando sempre più fondamentale, non solo per prevenire e curare il diabete, malattie cardiovascolari e tumorali (come se già sembrasse poco!), ma anche per mantenere ad un ottimo livello la nostra performance intellettiva, la funzione ormonale e l’efficienza sportiva, oltre che naturalmente per mantenersi in forma, altro aspetto da non sottovalutare, non tanto ai fini estetici, ma ai fini del mantenimento di un buon stato di salute.

Iniziare con sane abitudini per contrastare diabete e obesità

Infatti diabete, obesità e sovrappeso sono diventate malattie epidemiche e condizionano già oggi il futuro di tutti: proprio per questo motivo, ogni persona dovrebbe iniziare seriamente a mettere in atto semplici abitudini che contribuiscono a regolare l’assorbimento degli zuccheri e attivare il metabolismo.

Tra gli effetti di un carico di zuccheri troviamo, ad esempio, la disfunzione endoteliale e l’incremento dello stress ossidativo, elementi chiave per la salute cardiovascolare, ma non solo.

Una buonissima abitudine, che tutti dovremmo provare a inserire nella nostra quotidianità, è l’inserimento di una quota proteica nella prima colazione: infatti c’è una grossa differenza fra una prima colazione a base di fette biscottate, caffè ed una fetta di torta, ed un’altra prima colazione a base di 2 uova, con due fette di pane integrale, tutto accompagnato da una porzione di ricotta, miele ed un paio di noci.

Le calorie possono essere le stesse, ma nel momento in cui si mangiasse poi a pranzo un piatto di pasta da 500 calorie, gli effetti sulla glicemia saranno molto diversi se la prima colazione ha contenuto proteico, se lo ha in minima parte o addirittura se non lo ha.

E’ importante infatti affermare come la prima colazione, quando contiene almeno il 35% di proteine, cambia radicalmente l’atteggiamento metabolico della giornata, riducendo l’aumento della glicemia e facilitando il controllo del peso.

In uno studio dell’Università del Missouri pubblicato sul Journal of Nutrition, un gruppo di ricercatori del Dipartimento della Nutrizione ha evidenziato che nei diabetici di tipo 2, mangiare una prima colazione ricca di proteine, al confronto con una a base di carboidrati, attenua la risposta glicemica postprandiale e non accentua la risposta al pasto successivo.

Tale studio ha voluto indagare l’effetto di diverse parti di uovo su un carico glicemico e, di conseguenza, la capacità di diverse formulazioni di uovo di agire riducendo i danni da iperglicemia postprandiale: è stato coinvolto un campione ristretto e specifico, 20 uomini prediabetici, quindi con una già alterata sensibilità agli zuccheri, andando ad analizzare la risposta a 4 pasti contenenti la stessa quantità di calorie, 400 kcal, ma con una composizione in macronutrienti diversa.

I 4 pasti erano così composti:

  • 100 grammi di glucosio
  • 75 grammi di glucosio + 1,5 uova intere
  • 75 grammi di glucosio + 7 albumi
  • 75 grammi di glucosio + 2 tuorli

L’effetto dei pasti è stato valutato confrontando diverse variabili tra cui la curva glicemica, colesterolo e trigliceridi: colesterolo e trigliceridi non erano significativamente diversi a seconda dei pasti differenti, invece la glicemia risultava decisamente diversa in chi aveva assunto l’uovo intero o i sette albumi.

Questo ci porta a due importanti conclusioni, la prima che le calorie non devono più essere considerate un modo funzionale per scegliere cosa mangiare perché le stesse calorie provocano effetti differenti, e la seconda è che le proteine, contenute nell’albume e nell’uovo intero, sono fondamentali per la gestione glicemica di ogni pasto, a maggior ragione se ad elevato contenuto di zuccheri semplici.

Questo è ovviamente replicabile nel soggetto sano, come già altri lavori hanno ipotizzato.

Gestione degli zuccheri e controllo del metabolismo per prevenire demenza senile o Alzheimer

Ad oggi sembra ormai chiara la correlazione diretta fra scarso controllo del metabolismo degli zuccheri e demenza senile o Alzheimer: quando i valori di glicemia sono anche semplicemente mossi, sono espressione di resistenza insulinica, condizione che prelude ad infiammazione e degenerazione.

In molti ritengono addirittura che l’Alzheimer sia uno dei modi in cui si esprime il diabete, descrivendolo come “Diabete di Tipo 3”.

In un lavoro di ricercatori statunitensi e svedesi, svolto su più di 2000 persone di età media 76 anni, sono stati messi in relazione i valori di glicemia e di emoglobina glicata dei precedenti 5 anni, con il reale sviluppo di demenza e Alzheimer: nel gruppo erano presenti sia pazienti con diabete (232) sia altri che non lo avevano(1835).

L’intero gruppo è stato seguito per 7 anni e la comparsa di demenza ha riguardato 74 persone del gruppo diabetico e 450 dell’altro: nei pazienti non diabetici anche il solo aumento della glicemia a valori medi di 115 mg/dl, corrispondeva ad un significativo aumento del rischio di sviluppare demenza rispetto a chi avesse, ad esempio, i valori medi di 100. E nei diabetici quanto più era elevato il livello medio di glicemia, tanto più tendeva a manifestarsi il deficit di memoria.

Possiamo quindi concludere come la paura dell’Alzheimer oggi non è e non può essere paura dell’ignoto o fatalità, e questo vale per numerose patologie diffuse a macchia di leopardo. Oggi abbiamo a nostra disposizione mezzi pratici per contrastare con efficacia la resistenza insulinica, che vanno dall’attività fisica, al controllo dell’infiammazione da cibo, all’uso di integratori come Acido Lipoico e Cannella, Curcuma, Cromo, all’utilizzazione di alimenti funzionali come le noci e mandorle.

Possiamo finalmente modulare il nostro futuro, facendo scelte consapevoli per la nostra salute, semplicemente cambiando il nostro stile di vita.

Dott.ssa Elisa Vaiani

Dott.ssa Elisa Vaiani

 

Dottore in farmacia 

Titolare della farmacia